Caro Carlin

Caro Carlin,
come avrebbe potuto una suorina fresca di voti, scrivere a una santa vivente come Madre Teresa di Calcutta? Come posso io, ultimo arrivato tra i mozzi di cucina, rivolgermi a te, profeta di tutti i gastrofili mondiali, l’uomo senza il quale io stesso non sarei gastronomicamente in vita? Ho trovato un po’ di coraggio, perché hai urlato un concetto che ho fatto mio durante tutta la vita: “ci saremo ma ci staremo in maniera critica”. E’ quello che ho cercato di fare nel regno della “pornografia alimentare”: MasterChef. Non ho accettato di farmi trattare come un balengo, nessuno ha mai tirato a terra un mio piatto e non ho ricevuto insulti. Sarà per questo che nella puntata dello show girata proprio nella tua Università di Pollenzo (ma MasterChef non era l’anticristo?) mi sono agitato come un barbagianni per affermare che era delittuoso che vincesse una prova chi aveva cucinato una tagliatella al pomodoro con un frutto raccolto a mille chilometri di distanza. Se devo mettere in padella un ingrediente che è andato a passeggio per mezza Italia, deve essere per creare qualcosa di eccezionale, se no cucino la bagna caoda con le verdure dell’orto. Il Km0 l’ho imparato da te e non mi fregano su questo.
Sono cresciuto a pane e Presidi Slow Food, li so tutti a memoria, un giorno di questi te li recito, ma tra loro qualcuno che fa il furbo c’è. Voglio continuare a esserci comunque e a essere critico. Come mi piacerebbe lo fossi un po’ di più anche tu con Eataly, che è un posto straordinario, dove faccio la spesa anch’io, ma non mi pare “slow” il mangiare di corsa sullo sgabello di un supermercato mentre una fila di gente dietro alle spalle aspetta di prenderti il posto.
Il mondo va avanti e, malgrado il tuo lavoro, le piole sono sparite, e anche nella tua guida alle Osterie ci sono alcuni locali dove si serve, nei piatti quadrati, addirittura qualche schiumetta. Se è utile perché qualcuno si incuriosisca e provi a capirne di più, ben vengano e ben venga anche la tv, che io non possiedo da dodici anni, ma dove, se mi invitano, continuerò ad andare e a essere critico.
Tuo figlio in pane e salame,
Federico Francesco

I commenti sono chiusi