Grecia, il giorno dopo

QUI GRECIA
Vi scrivo dalla Grecia oggi. Non so cosa succederà domani, ma voglio raccontarvi cosa è successo ieri e cosa sta capitando oggi.
La Grecia non è solo Atene, e tanto meno è quello che avete letto sui giornali. Forse i corrispondenti frequentano solo i dintorni di piazza Syntagma, le terrazze degli hotel di lusso, i raffinati caffè di Kolonaki, i club esclusivi di Glyfada, per poter sapere che tutte le code ai bancomat di cui ci hanno parlato, non erano affatto così diffuse, che le scene di panico non esistevano e che non è vero che il no fosse scontato. La gente ha discusso fino a notte fonda. Perché gli eredi del popolo che ha inventato sia la parola “Europa” che quella “democrazia”, dove “demos” è appunto il “popolo”, la gente, prendono molto sul serio il fatto di stare nei caffè, di incontrarsi, di parlare, di accalorarsi, di discutere, di cantare, di ballare e di stare insieme. Ha ragione Petros Markaris, grande scrittore inventore del Commissario Karistos: “i tedeschi se venissero in Grecia non capirebbero perché la gente sta tutto il giorno nei caffè”. Perché è la loro maniera di vivere e non possiamo pensare che sia meglio o peggio della nostra. E soprattutto non possiamo pretendere che la cambino. Come la “moussaka”. A me non piace. Non la mangio neanche sotto tortura: troppo grassa, stracotta, pesante, unta, al limite dell’insapore. Ma qui piace a tutti. La adorano. Ha il sapore della loro terra. E non ci penso neppure a cucinar loro una parmigiana di melanzane con un sugo di pomodoro fresco, un profumo leggero di basilico e magari un niente di limone, come la farebbe in Sicilia la più raffinate delle padrone di casa. A loro non piacerebbe.
Diversi governi di cialtroni hanno ingrossato le file dei baby pensionati, dei dipendenti pubblici sovrabbondanti, delle clientele, degli evasori fiscali, dei parassiti. Ma non si può dall’oggi al domani richiedere i sacrifici che sono stati imposti negli ultimi anni a questo popolo, tagliando gli stipendi e aumentando le tasse in maniera improvvisa. I miei amici che fanno gli insegnanti, e qui gli insegnanti, quelli bravi, contano ancora perché l’istruzione è considerata una cosa molto seria, vivono fuori casa (sì, perché qui per i primi dieci anni almeno l’insegnate si fa nelle isole, lontano da tutto) hanno avuto lo stipendio ridotto a 300 euro al mese. E la vita non costa meno del 20% che in Italia. Come possono vivere? Le tasse sono aumentate di colpo in maniera esorbitante, ma la disoccupazione è ferma al 25%. E molti anziani, che non scendono in piazza, sono in stato di povertà, dopo una vita di lavoro. Le riforme vanno fatte, è sicuro, ma senza affamare la gente. La stessa gente che, esasperata, ha detto no.
Ieri i greci sono stati nei caffè, a parlare, a offrire a turno un bicchiere di ouzo o di raki, a mangiare piccoli piatti (meze) fino a tarsi. A fumare una sigaretta, ad alzarsi, a inveire, a stemperare la tensione in una risata, e poi a commentare insieme i risultati del referendum e poi a bere un’ultima raki.
Oggi faranno lo stesso. Torneranno al caffè, tireranno fuori i komboloi, gli antichi rosari ormai diventati un quotidiano laico passatempo, faranno una partita a tavli. Poi entrerà qualcuno d Parvas e ordinerà un ouzo per tutti, con un piattino di formaggio fresco, patatine fritte e una manciata di olive. E sarà solo il primo giro. Parleranno e discuteranno fino a notte fonda. A parole, davvero, non schiacciando lo schermo di uno smartphone. E forse qualcuno tirerà fuori una chitarra e qualcun altro ordinerà un altro giro. Non sanno cosa succederà domani, sono spaventati, ma non sono violenti, non sono pericolosi e soprattutto non hanno perso, nella miseria, che è reale, il valore dell’ospitalità. Non abbiate paura di venire in Grecia quest’estate. Portate qui il vostro buonumore, la vostra voglia di conoscere un paese meraviglioso, il vostro rispetto per quello che magari pensate di conoscere ma non conoscete affatto. A partire dalla cucina. Spegnete i telefoni quando sarete in queste isole. E provate a comunicare con la gente. A volte bastano due parole. Se vi siederete a un tavolo offriranno da bere e da mangiare anche a voi. A me è successo cinque minuti fa.
A me, nel bene e nel male, i greci piacciono così, e penso che nessuno abbia il diritto di voler cambiare la maniera in cui vivono imponendo loro un modello di vita che non gli appartiene. Anche se a volte non li capisco. Come a volte non capisco la parmigiana di melanzane. Ma non per questo penso di trasformarla in una spuma di verdure, formaggio e pomodoro.

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