Cibi da spiaggia (1)

A ogni onda, la risacca scava una buca sempre più profonda sotto alle gambe della sdraio del ragionier Leoni della prima fila. I sui centoventi chili spingono la tela sempre più in basso e il costumone blu scuro si avvicina all’acqua marrone fino a toccarla. Con le natiche a bagnomaria e il berrettino calato sopra al naso urla a Sebastiano, detto Seba, di venire immediatamente in suo soccorso. Ma la scena è troppo comica perché il nipote possa prendere seriamente in considerazione di organizzare l’operazione di salvataggio prima di aver estratto dal costume lo smartphone subacqueo e aver eseguito un intero servizio fotografico sullo spiaggiamento dell’anziano cetaceo. In rete già piovono i “like”, mentre Seba si sganascia facendo vibrare la sua pancia pendula già nera di sole e, circondato dagli altri quattro milanesi della compagnia, spegne le risate con una CocaCola estratta ghiacciata dal frigo di plastica e bevuta tutta d’un fiato. Seba è ragazzotto con quarantacinque di piede, una manciata di brufoli sulla fronte, l’apparecchio ai denti, il costume extralarge della Jesuibienn, una pagella di prima media che non va oltre la sufficienza, una passione monomaniacale per la musica rap e una meno convinta per Giulia, la biondina di Modena della quarta fila, bianca e diafana come il prendisole che indossa anche sotto al sole.
Quando ormai la bocca del ragionier Leoni rigurgita solo improperi, scende dal trespolo il bagnino Lino. Con teatralità riposiziona il riporto dalla fronte alla nuca e con decisione trascina il relitto del ragioniere su una stabile sedia da regista, a dieci metri dalla riva.
Intanto anche oggi è arrivata l’ora di pranzo ai Bagni Stella Maris.
La Signora Ester è pronta ai fornelli e Luigi, il marito, scrive a pennarello sulla lavagna bianca: moscardini con uova e piselli. Ma i Recordati oggi snobbano il piatto del giorno. Impeccabili nei loro vestiti di lino, ordinano a memoria due capresi per loro e sottilissima di tacchino e patatine fritte per Dario e Priscilla che, ipnotizzati davanti al tablet, stanno già succhiano una ad una, con una certa eleganza, le bustine di ketchup sparpagliate sulla tovaglia di carta a quadretti.
Sono trent’anni che la Signora Ester fa i miracoli nel gabbiotto di due metri per due dove è scritto “cucina” e ha sempre un sorriso per tutti, quando si aggiusta la cuffietta sottolineando ogni frase con quel suo simpatico intercalare dialettale. L’onorevole Recordati e famiglia sono clienti di riguardo e allora tira fuori dalla vaschetta di polistirolo i due pomodori più grossi e li affetta velocemente. L’operazione è così chirurgica, o i pomodori talmente esangui, che neppure una goccia di liquido si spande sul tagliere. Le fette rosa scarico vengono adagiate sui grandi piatti bianchi da pizzeria e immediatamente vengono raggiunte da una candida immacolata mozzarella di bufala da duecentocinquanta grammi, che il frigo dei gelati ha preservato intatta in tutta la sua magnifica, rotonda, algida consistenza. Una generosa irrorata con olio extravergine d’oliva della grande distribuzione, appena temperato dai raggi di sole che entrano dalla finestrella esposta a Sud, e una spruzzata del condimento balsamico, disegnano macchie di damasco sulla ceramica. Dal barattolo nevica origano impalpabile, reso polveroso dall’affinamento in vetro durato tutto l’inverno. I piatti stanno per uscire quando l’Ester blocca il Luigi. Stacca due rami di basilico dal vaso posato sul pass della cucina e li adagia con grazia sopra alla bianca sfera che, a questo punto, può viaggiare serena verso il tavolo due. L’onorevole annuisce al primo boccone, aggiunge una generosa grattugiata di sale rosa che la Ester, nell’agitazione aveva dimenticato, e si aiuta con un sorso di birra ghiacciata per far scivolare in gola quel boccone rinfrescante.
Anche oggi la professoressa Lombardi non ce la fa a stare zitta. Lei è della provincia di Salerno e di mozzarella se ne intende. La mozzarella non deve andare in frigo. Appena lo tocca si coagula e muore. E poi, così ghiacciata, non sarebbe buona neppure quella del suo paese, figurarsi quella del Di&Più. La mozzarella si mangia tiepida, al massimo a temperatura ambiente. E’ così meravigliosamente acida e grassa che cigola sotto ai denti e lascia la bocca morbida e unta. Per questo l’olio non c’entra nulla: aggiunge grassi superflui a un piatto che ne ha già da vendere e che, pur meraviglioso, è tutt’altro che uno spuntino leggero. Alla vista del pomodoro ghiacciato del supermercato alla Lombardi scende una lacrima pensando al cuore di bue che coltiva suo papà nell’orto e alla ricchezza di sali minerali e vitamine che si concentrano nell’acqua di un pomodoro maturo, caldo di sole. Il condimento finto emiliano è zucchero caramellato con un po’ d’aceto: altre calorie su un gelato di mozzarella e pomodoro che la birra a quattro gradi aiuterà a fermarsi a metà dello stomaco, mentre fuori il termometro è fisso sui quaranta. E alla professoressa Lombardi dispiace davvero che l’onorevole possa sentirsi male. Ancora di più le dispiace che non possa sentire alcun sapore mentre ingurgita in due bocconi l’equivalente di un sostanzioso pasto completo. Basterebbero due forchettate di verdura per intrappolare i grassi in eccesso e rendere la mozzarella più digeribile ed equilibrata. Glielo preparerebbe volentieri lei un bel piatto di cicoria bollita condita con un paio d’acciughe. E poi se mangiasse qualcosa di buono, alla giusta temperatura, sarebbe soddisfatto del sapore, e non dovrebbe bere tutte quelle birre che non fanno bene alla sua linea e al suo umore. O forse le beve proprio perché è annoiato della vita, oltre che del cibo. Ah, se avesse sposato lei… Perché lei, sotto sotto, dell’onorevole Recordati, anzi di Mario, è sempre stata innamorata, anche dieci anni fa, prima che nascessero i bambini, quando lui giocava a pallavolo tutte le sere, non aveva un capello bianco e aveva i muscoli disegnati sulla pancia dorata dal sole…
Una pallonata colpisce la limonata della professoressa Lombardi e versa sul tavolo tutti i suoi sogni trasformandoli in appiccicose fantasticherie. Seba recupera il pallone senza scusarsi e si allontana con un rutto che gli si spegne in gola quando la mano del Bagnino Lino raggiunge la sua nuca.
La signora Ester posa sul pass un monumentale piatto di totani fritti. E’ ancora ora di pranzo ai Bagni Stella Maris.

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