finti ristoranti

Vi ho contati ieri, uno per uno. Eravate più di quaranta ai tavoli di questo locale, prototipo di migliaia di inutili ristoranti del Paese, che Tripadvisor inghirlanda di pallini. Né forno né banco di lavoro, perché le pizze escono direttamente dalla cucina, dove intravvedo le enormi latte di salsa di pomodoro primo-prezzo del cash&carry. Accanto al frigorifero, ripieno di bombolette di panna spray, mi accoglie una montagna di carciofini sottolio, su cui riesco a leggere chiaramente la pregiata provenienza cinese. Non mancano i gelati confezionati di sottomarca e le guarnizioni a base di chimica e coloranti artificiali. Esce dal passi una porzione di wurstel grigliati, accompagnati da una fresca insalata in plastica, insieme a due bustine monodose di olio e di glassa balsamica, impreziosite da un buono sconto. Le pizze, che non hanno mai conosciuto la mozzarella ma fanno da base d’appoggio a un estruso industriale compatto, di color calce, raggiungono le tovagliette di carta, trapuntata di imperdibili aforismi, recando ancora i segni della recente spolverata di origano secco del vasetto. Ma quando domando una birra fredda da asporto, arriva il capolavoro: al bancone del bar mi porgono una “belga” prodotta in uno stabilimento di Bolzano, che guarda caso è in offerta al discount dell’angolo. Ma, scusate, se vi piace tanto mangiare al supermarket, perché non apparecchiate direttamente sul carrello, tra la corsia dei surgelati e quella dei detersivi?

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