Il mattino ha l’uovo in bocca

Mediterraneo, lo zucchero a colazione, non lo è mai stato. Dolci, biscotti e torte, fino al secondo dopoguerra, erano rari nelle cucine del popolo e anche sulle tavole dei potenti. Tradizionalmente, nella maggior parte del mondo conosciuto, al mattino ci si sfamava con qualche avanzo, un tozzo di pane secco inzuppato nel vino o nel latte, formaggi, miele, olive e, se andava di lusso, un uovo. Poi i tempi sono cambiati ma le uova, attualmente escluse da molte tavole senza reali motivazioni scientifiche, sono ancora l’incipit di giornata in molte regioni che si affacciano sul mare, nei paesi del Nord Europa e in tutte le aree di cultura anglosassone. Ma soprattutto sono rimaste sinonimo di colazione nella Terra di Israele dove la “shakshuka” è un piatto nazionale. Gli ebrei tunisini avrebbero importato la tradizione di un piatto che in Nord Africa significa semplicemente “mistura”, ma marocchini, libici, egiziani, algerini e yemeniti ne rivendicano la paternità. In tegame, peperoni, cipolle, pomodoro e cumino, rapprendono con lentezza in una salsa che accoglie le uova, inghiotte delicatamente l’albume e lascia a galla il tuorlo. Ogni mattina al Suk ha Karmel di Tel Aviv, in un recipiente comune, a turno si tuffano nell’intingolo bocconi di pane, per salutare il nuovo giorno con un gesto che ha il sapore di un rito ancestrale, che ribadisce legami e relazioni attraverso la quotidiana condivisione del cibo.

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