LA MANCIA, QUESTA SCONOSCIUTA

Tra i buoni propositi al ristorante per l’inizio dell’anno potreste immaginarvi il mio consiglio di scegliere una portata in meno, di rinunciare al dolce, di ordinare almeno un piatto di verdura, di limitare il vino a un bicchiere, di abbandonare il pane.
No!
Per sentirvi meglio vi esorto a dare la mancia. Osservo questa regola da anni e mi alzo da tavola sempre più leggero.
Il servizio che, per essere apprezzato, ha bisogno di educazione, tanto quanto il palato, rappresenta il cinquanta per cento dell’esperienza che si acquista al ristorante ma, a differenza della cucina, non calca mai le luci della ribalta. E quindi la gratifica, in un Paese che spesso dimentica che il personale di sala non è composto da studenti che arrotondano ma da professionisti che vanno retribuiti e premiatati, non è dovuta ma è gradita.
Per questo, se siamo soddisfatti, prima di uscire, dopo il selfie di rito, stringiamo una mano allo chef e portiamo l’altra al portafoglio. E sarebbe opportuno dividere in due la somma che abbiamo intenzione di lasciare: metà insieme al conto, che verrà distribuita tra tutta la brigata, e metà consegnata personalmente alla persona che meglio si è occupata di noi.
La mancia non si lascia mai ai proprietari. Invece sarebbe bello se la lasciaste sempre, di tasca Vostra, anche quando pagate con la carta di credito, soprattutto quella aziendale. Anche quando, colleghi giornalisti, qualcuno ci offre la cena. Vedrete: questa piccola pratica, che crea una sana competizione, potrebbe cambiare completamente, già nel 2017, il livello e la dignità dei nostri ottimi camerieri.

I commenti sono chiusi