Mercati

Cara Signora Maria,

cosa succede? Non pianga. E’ solo un mercato. Sono quattro banchi. Lo so che è dura da digerire che facciano chiudere il mercato della nostra piazza. Sì, anche Giovanni il verduriere non ci sarà più. Se ne andranno anche il banco delle uova, quello dei formaggi e il fioraio.
Non pianga Signora Maria, lo so che per Lei e tanti altri anziani è la vita quel mercato, l’unica uscita della giornata. Li ho visti anch’io i tanti giovani che adesso, complice la crisi, vengono al mercato alla pausa pranzo, comprano frutta, verdura, formaggio e salame e li infilano nei panini portati dalla panetteria e poi li mangiano lì in mezzo al verde magnifico all’ombra della statua di Cavour.
Lo prendo il caffè, grazie, senza zucchero, come sempre. Ma Lei smetta di singhiozzare per favore.
Ci fanno un grande albergo nella piazza, ma il problema non è quello. I professoroni del Politecnico, che sono molto esperti di altri mercati, quelli della finanza che ci ha disumanizzato, hanno fatto uno studio intervistando quelli che al mercato già ci vanno e dicono che questo sistema non serve più. Forse avrebbero dovuto intervistare quelli che al mercato non ci vanno, per capire come fare per portarceli, ma loro sono inegneri e lavorano sul certo e non sull’incerto. A certi mercanti piacerebbe molto che facessimo la spesa solo nei supermercati. Invece alla gente come Lei e come me, piacerebbe che al mercato ci fossero i contadini, come Giovanni, che le cose fossero buone, che si potessero mangiare lì sul posto, come capita all’estero in un sacco di paesi e che le piazze della città avessero tutte nel mercatino un centro di vita, di incontro, di salute, di turismo.
Il mercato è vita, è possibilità di resistere all’omologazione del gusto, è opportunità di incontro. Loro dicono che costano troppo. Perchè il Comune fa le pulizie. 2 milioni di euro all’anno. Intanto Giovanni e gli altri sarebbero dispisti a farle da soli le pulizie, e mi pare il minimo. E poi se servono 2 euro per abitante per avere ancora i mercati, siamo disposti a metterceli noi. Come gli inglesi pagano la tassa sui parchi. A patto che il Comune controlli che non una sola mela venga dall’estero e che si vendano solo prodotti italiani coltivati in maniera tradizionale. Tra il resto chi ha detto che le cose pubbliche devono rendere? Forse nei conti andrebbe messo anche il guadagno sociale. Ha ragione Signora Maria, non parliamo difficile. Preferisco che tutto il nostro condominio continui ad uscire a fare la spesa piuttosto che il camioncino del supermercato porti la spesa a casa a tutti voi.
Forse in quache paese hanno capito come si valorizzano le cose. Tutto il mondo va in Marocco per vedere un mercato e negli Stati Uniti stanno nascendo “farmers’ market” come funghi. Il prodotto italiano più di successo nel mondo è Eataly: un mercato al coperto, che funziona perchè i mercati all’estero non ci sono più ed è così bello trovarne uno, o almeno qualcosa che vuole assomigliarvi, che la gente ci si diverte più che a Disneyland. Noi invece, che ce li abbiamo, i mercati li accorpiamo, così troveremo solo prodotti della produzione intensiva, omologati. E un giorno saremo così omologati che Le vieteranno di fare il Suo caffè e La obbligheranno alla cialda. Perchè il profumo del Suo caffè si spande per tutto il condominio. Ed è pericoloso. Perchè sentendo questo aroma qualcuno potrebbe ancora ricordarsi di essere vivo.

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