trippa a colazione

Quanto mi piace la trippa a colazione. A differenza di quanto la vulgata diffonde, rumine, reticolo, omaso e abomaso, stomaci e non intestini del bovino, sono un boccone leggerissimo, completamente privo di grassi, ricco in proteine nobili, dal basso potere calorico ma dall’elevato contenuto aromatico. A Genova, in Vico della Casana, è un piacere inspirare all’alba il profumo di focaccia calda che spande nel caruggio e riscaldarsi, come facevano i lavoratori del porto, con un sorso di brodo di trippa, estratto dal calderone di rame lucente. A Firenze, dal baracchino di fronte al mercato di San Lorenzo, porto sempre in albergo il lampredotto scondito. Senza rimpianto, lo baratto con cornetto e cappuccino, e lo completo un po’ d’aceto della mia cantina, mentre il sole saluta il nuovo dì e il campanile di Santa Maria Novella. A Napoli, per iniziare la giornata, non c’è nulla di meglio dell’antico mercato di Pignasecca, dove acquistare uno dei tagli bianco latte che stanno appesi con l’acqua ghiacciata che gocciola loro sopra, stilla a stilla, in un rito ripetuto da secoli, dove il centopelli viene benedetto da un mezzo limone premuto e santificato con sale, pepe e o’ cafè. A Catania invece, tra i molluschi della Pescheria, la colazione è un boccone di trippa, sporta in punta di coltello e fatta sparire in bocca con un buongiorno e così sia. E chi tra voi ne fosse schifato, immagini piuttosto la mia costernazione di fronte al suo cornetto decongelato.

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