Uova dipinte e frittate di germogli per Pasquetta

Icona di comunione tra la terra e il cielo, convessità perfetta e suadente, custode del miracolo della nascita, scrigno di segreti, emblema di resurrezione, simbolo di risveglio primaverile, l’uovo è da sempre cibo magico, che associa l’angoscia dell’ineluttabile alla fiducia nell’immortalità. E da secoli è stato adottato anche dai Cristiani in svariate tradizioni pasquali.
Opto per la silloge rituale del lunedì dell’Angelo, che si svolgeva a casa della mia professoressa di matematica, nelle colline attorno alla città. Cento uova venivano svuotate bucandole con uno spillone ai due vertici. Decorate dai più giovani e lucidate con una soluzione di acqua e colla, venivano nascoste nella campagna in fiore. Adulti e bambini si divertivano nella ricerca, mentre le nonne preparavano delle meravigliose frittate, miscelando albumi, tuorli, sale, pepe, qualche fiocchetto di burro e i primi germogli di campo: ortiche, punte di rovo, luppolo, silene, scorzonera, radicchio selvatico. Rigorosamente crudi. All’aperto, nella padella di ferro appena unta di strutto, a fuoco vivo, le frittate rosolavano e volavano nell’aria per atterrare su canovacci di lino che le mantenevano tiepide. Ingentilite da qualche goccia di un robusto aceto, venivano accompagnate da una fetta di pane del forno a legna e da un buon bicchiere di bianco appena uscito dalle botti. Ancora oggi sento il profumo di quella gustosa festa della vita.

federicofrancescoferrero.com

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