Caro Carlin, sul buono ce l’abbiamo fatta! Grazie all’azione di Slow Food il livello organolettico dei prodotti artigianali di qualità si è elevato insieme alla consapevolezza dei contadini sul valore del proprio lavoro. E la scienza sta iniziando a dimostrare la maggior salubrità di cibi con maggiore potenziale aromatico, a cui corrisponderebbe un maggiore contenuto nutrizionale.
Sul pulito si è fatto parecchio. Oggi la coscienza ecologica, che preferisce le produzioni che tutelino il Pianeta, è diffusa, in particolar modo presso le nuove generazioni, e sta, seppur con molte storture, influenzando l’agrindustria.
Sul giusto però, dopo trent’anni di Terra Madre, il lavoro è ancora a metà. Contadini, artigiani e ristoratori eccellenti espongono prezzi adeguati al loro impegno ma insostenibili per la maggior parte della popolazione mondiale. E non è più sufficiente dire “mangiare meno mangiare meglio”, perché la forbice tra cibo e salari si è divaricata oltre misura. Così i migliori cibi contadini sono relegati alle tavole di una minoranza, col paradosso che chi lavora nelle migliori cantine, botteghe o ristoranti non può più acquistare per la propria famiglia ciò che produce.
Nei prossimi dieci anni i giovani che hai educato dovranno lavorare per rendere il cibo, buono e pulito, molto più giusto. Non so quale sia la strada ma ho fiducia che Slow Food saprà trovarla ancora.
Da La Stampa del