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DIGIUNO INTERMITTENTE O NUTRIMENTO DECRESCENTE?

Recentemente al novantenne Arrigo Cipriani, titolare dell’Harry’s Bar di Venezia, è stato chiesto il segreto della propria, prestante, longevità: diminuire l’entità dei pasti nel corso della giornata. Nulla di diverso da quanto sosteneva Giovanni Ferrero, mio nonno ultracentenario: “perché dovrei rimpinzarmi se dopo devo andare a letto e non a lavorare nei campi?”.

Come questi due arzilli patriarchi si sono regolate, per circa diecimila anni, generazioni di contadini, che si cibavano, dopo il tramonto, di un pasto minuscolo e frugale, molto spesso freddo. D’altra parte, di notte, indurre la secrezione dell’ormone insulina, che sposta l’energia fornita dal cibo dal torrente circolatorio ai depositi, di glicogeno prima ma di grasso un attimo dopo, non rappresenta una scelta metabolica vincente.
E gli aristocratici che, proprio per affermare, anche a tavola, la loro estraneità agli obblighi plebei, banchettavano ad ore tarde, hanno precorso i tempi delle malattie dell’abbondanza.

Più che il digiuno intermittente, per cui emergono dubbi sui rimbalzi di ormoni e di peso a lungo termine, basterebbe seguire dieta di Arrigo e di Giovanni del nutrimento decrescente. Bisognerebbe appurare da Cipriani come si concili con un locale da cui gli avventori si alzano a tarda notte, dopo cospicue libagioni. O se la nuova aristocrazia, informata, frequenterà i ristoranti a pranzo invece che a cena.

Da La Stampa del