/

E VERSÒ IL VINO E SPEZZÒ IL PANE

“Non sappia la tua sinistra quel che fa la destra, affinché la tua elemosina sia fatta in segreto”. Basterebbe questo precetto per dubitare di qualsiasi forma di beneficienza promossa tramite campagne pubblicitarie televisive o sui social.
L’atto benefico, che dovrebbe avvenire in privato, è invece reso pubblico e il cibo benefico, invece di essere diviso col prossimo, viene ingurgitato con vorace egoismo, bonificato dall’oblazione in denaro.
Non solamente i panettoni della Ferragni, ma anche cene, aperitivi, dolcetti griffati, in cui meno del dieci per cento del raccolto raggiunge i bisognosi, riempiono la pancia e pacificano la coscienza, evitando qualsiasi contatto con il destinatario dell’offerta.

In un paio di Paesi, cosiddetti in via di sviluppo, da me recentemente visitati, ho avuto modo di sperimentare, a tavola, una solidarietà meno pelosa. In Africa come in Asia non è raro che, in modesti chioschi agli angoli delle strade, se avanzate del cibo, si avvicini un bisognoso, sieda di fronte a voi, e termini il vostro pasto, con le mani, direttamente dalla stoviglia da cui vi siete cibati. Capannelli di bambini attendono per catturare il pane avanzato e porgerlo al ristoratore, che glielo sporca appena di sugo.
Lontano dal video, si pratica l’elemosina con la compassione, la condivisione della sofferenza, che non viene umiliata da un banchetto di lusso.

Da La Stampa del