La notizia gastronomica della settimana è triste. È scomparso Giorgio Grigliatti, uno dei più grandi gastronomi europei, dotato di gola non disgiunta da cultura, di competenza specifica incredibilmente approfondita, corroborata dall’esperienza sul campo, e di erudizione classica e umanistica, sostenute dagli studi di economia.
Mentore di schiere di cuochi e consigliere delle famiglie del cibo, ha contribuito all’ascesa di talenti e al ridimensionamento di fuochi fatui ma, soprattutto, ha generosamente offerto la sua conoscenza, maturata in migliaia di assaggi e altrettanti confronti e letture, a pletore di giovani, genuinamente interessati o superficialmente affascinati, che si sono abbeverati alla fonte della sua elegante sapienza, sostenuta da un eloquio non privo di forza ma sempre misurato.
La generosità è sempre stata la sua cifra. Con lui alle grandi tavole del mondo, di fronte a un caffè, al telefono o in viaggio ho imparato parecchio. E gliene sono grato, come dobbiamo esserlo nei confronti di chiunque sgretoli le nostre certezze insinuando un dubbio. Il suo era che la cucina italiana si fosse arenata in un’omologata ripetizione di se stessa, incapace di andare oltre la riproposizione, reinventata, della tradizione casalinga, peraltro codificata solamente nel secondo dopoguerra.
Questo dubbio è anche il mio. Mi auguro diventi il vostro. Grazie Giorgio!
Da La Stampa del