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I RISTORANTI, SPECCHIO DEL MONDO

I ristoranti del centro sono un eccellente punto di vista sulle trasformazioni in atto nelle metropoli del Paese e del pianeta. Hanno infatti strutture aziendali minime, fortemente adattabili e, ahimè, anche molto fragili.

Sono gli unici, negli ultimi dieci anni, a essere aumentati nei centri storici, a scapito di negozi e di botteghe artigiane. In realtà si tratta di un saldo, perché molti locali tradizionali hanno chiuso, lasciando spazio a nuove forme di ristorazione.

Ho raccolto la medesima testimonianza in tre continenti: esiste un prima e un dopo pandemia. Durante la segregazione molti ristorantini che si basavano sull’offerta quotidiana di piatti, venduti per incassare il denaro per la spesa del giorno successivo, sono falliti. Inoltre, molte amministrazioni hanno fatto coincidere la ripresa con un incremento di controlli igienistici e normativi, spingendo alla chiusura le attività più deboli e modeste.
Questi spazi sono stati occupati da nuove attività di fast food o di ristorazione monoprodotto, il cui costo pasto è molto più alto di quello delle “trattorie” precedenti.

Sono scomparse zuppe, legumi e verdure, a favore di pesce d’allevamento, carboidrati, carni processate e fritture. Una ristorazione veloce, impersonale, insalubre, non conviviale, inadatta agli anziani, de-regionalizzata, non inclusiva, ha invaso le città. Ma è semplicemente lo specchio degli attuali cambiamenti sociali globali.

Da La Stampa del