Tutti attendono la brioche a forma di cubo, vera star dei social.
Il fatto che l’abbiano inventata da un’altra parte non rileva, perché probabilmente chi la replica la realizza meglio di chi l’ha ideata. Ma tre elementi hanno ingigantito questo successo.
Il primo è la forma, che già aveva fatto clamore alla prima apparizione, perché molto difficile da mangiare ma assolutamente perfetta da fotografare.
Il secondo è la farcitura, con una quantità enorme di crema, che trasforma la colazione in un rituale pantagruelico, privo di qualsiasi inibizione.
Il terzo è proprio la penuria del prodotto, che diventa così un trofeo da esibire nell’arena virtuale da cui tutto è iniziato. Perché sono stati un manipolo di piazzisti digitali, gli influencer, ad accendere la miccia.
Non è passione ma ostinazione quella degli avventori in coda. Siamo di fronte a una regressione infantile del palato, che non ha alcun desiderio di sapore ma deve capricciosamente soddisfare a ogni costo le proprie voglie, indotte peraltro da utenti privi di qualsiasi competenza nel giudicare un cibo.
Non immagino il prossimo feticcio gastronomico ma quello successivo sarà servito nei biberon.
Da La Stampa del