Il dannunziano Prato dei Miracoli, al secolo Piazza del Duomo di Pisa, espone, in probabile astronomica armonia, una delle più stupefacenti testimonianze di abilità tecnica, artigianale ed artistica di tutto il suolo patrio. L’area è completamente pedonalizzata, ricoperta da un prato verde ben tenuto, con i percorsi per le orde di turisti ben delimitati e l’assenza totale di qualsivoglia altra installazione che distragga da tanta meraviglia. Ma bastano pochi metri, letteralmente, per ritrovarsi trasportati dal meglio al peggio d’Italia.
Affastellati l’uno sull’altro, raffazzonati, con cartelli e lavagnette improvvisate, che ne illustrano le delizie, bar, ristorantini, bancarelle e camioncini, tra olezzi di fritto e grida di imbonitori, attirano la folla verso spritz, spaghetti alle vongole, gnocchi scampi e salmone, brioche con la Nutella, pizze pancetta e burrata, polpo, tortelli maremmani, hot dog, bistecca alla fiorentina, Campari, gelati industriali, birra alla spina e wi-fi gratuito, il tutto nel medesimo locale, con orario continuato. In quel girone dantesco di certo c’è qualche onesto ristoratore ma comunque attorno ai più elevati monumenti italiani andrebbe istituito un cordone culturale, una zona d’interesse, nella quale dovrebbe essere vietato vendere in strada una sola bottiglietta d’acqua e financo addentare un panino.
Perché la bellezza che lascia a bocca aperta va gustata a bocca asciutta.
Da La Stampa del