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MANGIARE BENE NEI RIFUGI, SI PUÒ

Nei rifugi alpini, dallo scorso fine settimana presi d’assalto dal pubblico generalista, che ha sostituito gli alpinisti, trovare cibo non industriale è un’impresa. Ci sono diverse eccezioni virtuose: orti montani, prodotti freschi trasportati in teleferica, reti di malgari che riforniscono i gestori di latte e di ricotte ancora calde, ma i pasti estivi sono troppo numerosi per questa piccola economia e la norma, non solo nelle strutture più isolate, sono buste, latte, surgelati.

Eppure, una soluzione per mangiare sano, buono ed energetico ci sarebbe. Lungo i cammini devozionali, i pellegrini, fin dall’anno Mille, a fronte di almeno trenta chilometri percorsi ogni giorno, si ristoravano con una pagnotta di pane nero, piatto di lenticchie e un bicchiere di vino, oltre a qualche frutto e ortaggio trovato lungo la via.

Mi sembrerebbe un buon inizio rinunciare a bibite in lattina e acqua imbottigliata e utilizzare il trasporto in elicottero per portare in altitudine legumi secchi di produzione contadina, vino di agricoltori artigiani, che oggi si può confezionare senza vetro, e farina molita a pietra, per panificare in quota, oltre, naturalmente, alla polenta artigianale. E proporre agli escursionisti di trasportare, in cambio di un caffè, uno zaino di verdura fresca contadina, selezionata dal gestore e opportunamente imballata.
Una piccola rivoluzione sostenibile, nel segno del sapore… alpino.

Da La Stampa del