Eppure, una soluzione per mangiare sano, buono ed energetico ci sarebbe. Lungo i cammini devozionali, i pellegrini, fin dall’anno Mille, a fronte di almeno trenta chilometri percorsi ogni giorno, si ristoravano con una pagnotta di pane nero, piatto di lenticchie e un bicchiere di vino, oltre a qualche frutto e ortaggio trovato lungo la via.
Mi sembrerebbe un buon inizio rinunciare a bibite in lattina e acqua imbottigliata e utilizzare il trasporto in elicottero per portare in altitudine legumi secchi di produzione contadina, vino di agricoltori artigiani, che oggi si può confezionare senza vetro, e farina molita a pietra, per panificare in quota, oltre, naturalmente, alla polenta artigianale. E proporre agli escursionisti di trasportare, in cambio di un caffè, uno zaino di verdura fresca contadina, selezionata dal gestore e opportunamente imballata.
Una piccola rivoluzione sostenibile, nel segno del sapore… alpino.
Da La Stampa del