Nostalgia della triglia - Doctor Chef - Federico Francesco Ferrero
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Nostalgia della triglia

A me mancano le triglie fresche del mio pescivendolo!

Certo, mi riferisco al sapore, perché la classifica delle nostalgie di questi giorni d’isolamento, che interessa parecchie persone chiuse in casa da sole, sarebbe piuttosto nutrita. E forse il primo posto dovrebbe spettare alla vita più che al branzino, all’incontro con l’altro, per chi lo abbia mai sperimentato, più che al convegno col besugo.

Ma se il cibo oggigiorno regala piccole gioie, queste non sono esenti per me da minuscole spine, per l’impossibilità di approvvigionarmi dei semplici sapori a cui sono quasi quotidianamente abituato: naselli, sgombri e sardine, pesce azzurro che, oltre a essere ricco della come non mai benedetta Vitamina D, porta nel piatto, a poco prezzo, leggerezza e fragranza utili ad alleggerire le diete del confino eccessivamente pingui di carne, carboidrati e lievitati.

Nel mio ritiro pedemontano ho iniziato a invidiare bonariamente i reclusi della vicina Liguria, dove la pesca non si è fermata e, organizzato un piccolo gruppo d’acquisto, ho chiamato con una certa trepidazione Luca sulla banchina di Noli, che mi ha snocciolato l’elenco delle meraviglie di questo mare orfano di natanti che, come i boschi privi di camminatori, pullula di vita che sembrava scomparsa ed era forse solo nascosta.Ma l’acquolina si è inaridita di fronte al divieto di consegne a domicilio per l’artigiano pescatore e i prezzi di un trasporto refrigerato conto terzi. Passerà. Nell’attesa coccolerò la mia voglia di triglia attendendo con fiducia i frutti del ciliegio, in fiore, del giardino.A Voi quale sapore manca?

Da La Stampa del