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SIAMO SICURI DI QUALI SIANO I CIBI SICURI?

Il 35% dei tumori, dati LILT e AIRC, è legato all’alimentazione. E il rischio aumenta proporzionalmente alla quantità ingerita se parliamo di cibi ultra-processati: cibi che contengono numerosi ingredienti aggiunti (sale, zucchero, coloranti, emulsionanti, aromi e additivi) oppure prodotti dall’elaborazione di sostanze, quali grassi e amidi, estratte da alimenti più semplici.
Tra i prodotti altamente processati vi sono gli snack confezionati, dolci o salati, molte merendine, diversi cibi pronti, surgelati o precotti, i cibi da fast-food, wurstel, bastoncini di pesce e le bevande zuccherate. In alcuni casi vanno considerati tali anche alimenti erroneamente ritenuti salutari, come i cereali per la colazione, gli yogurt dolci alla frutta o i cracker. Questi cibi rappresentano fino al 60% delle calorie assunte dalla popolazione e sono responsabili, inoltre, di obesità, di diabete di tipo 2 e di problemi cardiovascolari. Ma sono di libera vendita in supermercati e negozi, vengono cucinati in numerosi locali e sono unanimemente giudicati igienicamente sicuri.

Poi ci sono i cibi contadini: vegetali freschi, animali da cortile, formaggi artigianali a latte crudo, conserve con minima trasformazione, pane a lievitazione spontanea, uova da galline razzolanti. Questi che, per esclusione, dovrebbero essere i cibi sani e protettivi, sono invece estremamente controllati per il rischio di tossinfezioni alimentari, anche molto gravi ma che, nella maggioranza dei casi, determinano una semplice gastroenterite. Queste verifiche, indiscutibili, risultano però tanto inflessibili da impedirne la vendita e da indurre spesso i ristoratori a escluderli dai menu. La sicurezza alimentare è uno dei caposaldi di uno stato moderno ma bisognerebbe forse rimodularne i criteri.

Da La Stampa del