A parte il fatto che, vista la scarsa durata di questi indumenti, risultano a lungo termine economicamente meno convenienti e per nulla sostenibili dal punto di vista ambientale e etico, non corrispondono di certo al detto che “gli italiani vestono bene, capi sartoriali, di stile e di buon gusto”.
Gli italiani vestono fast fashion, come ormai tutti nel mondo.
Sono poi passato a contare i locali della ristorazione delle vie attorno alle medesime piazze ed erano, per la quasi totalità, fast food, in cui si serviva cibo congelato, rigenerato e assemblato al momento, e già di scarsa qualità alla fonte. “In Italia si mangia bene, cibo fresco, preparato con amore in trattoria o a casa dalla mamma con i prodotti dell’orto”: altro stereotipo ormai infondato.
Gli italiani mangiano cibo industriale, come tutti gli altri.
Il cibo italiano artigianale è appannaggio di pochi fortunati o riservato all’export di lusso. Quando smetteremo di raccontarci le favole e proveremo a difendere con lucidità quel poco che ancora il mondo, romanticamente, ci invidia?
Da La Stampa del