/

STILE ITALIANO IN TAVOLA O FAVOLA?

Prima che scoppiasse la primavera ho fatto in tempo a sedermi nelle piazze di cinque città italiane per contare il numero di persone che indossassero un soprabito di stoffa o un paio di scarpe di cuoio: meno di una su mille. Gli altri, me incluso, vestivano derivati del petrolio di marchi multinazionali e calzature di plastica cucite nell’Est Asiatico.

A parte il fatto che, vista la scarsa durata di questi indumenti, risultano a lungo termine economicamente meno convenienti e per nulla sostenibili dal punto di vista ambientale e etico, non corrispondono di certo al detto che “gli italiani vestono bene, capi sartoriali, di stile e di buon gusto”.
Gli italiani vestono fast fashion, come ormai tutti nel mondo.

Sono poi passato a contare i locali della ristorazione delle vie attorno alle medesime piazze ed erano, per la quasi totalità, fast food, in cui si serviva cibo congelato, rigenerato e assemblato al momento, e già di scarsa qualità alla fonte. “In Italia si mangia bene, cibo fresco, preparato con amore in trattoria o a casa dalla mamma con i prodotti dell’orto”: altro stereotipo ormai infondato.
Gli italiani mangiano cibo industriale, come tutti gli altri.

Il cibo italiano artigianale è appannaggio di pochi fortunati o riservato all’export di lusso. Quando smetteremo di raccontarci le favole e proveremo a difendere con lucidità quel poco che ancora il mondo, romanticamente, ci invidia?

Da La Stampa del