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TRIPPA PER GATTI

Facciamo due conti. Marco, l’ultimo arrivato in cucina, ha chiesto un aumento. Duemila Euro netti al mese o lascia il ristorante. Con tredicesima, quattordicesima e contributi, il costo per Giovanni, il ristoratore, è almeno il doppio. D’altra parte, il giovane non riesce a pagare l’affitto e a gestire l’auto con cui rincasa dal lavoro a tarda notte.Veramente anche Simona, laurea e master e vent’anni in banca, guadagna la medesima cifra, non arriva a fine mese e ha diradato i pranzi al ristorante.

Giovanni non trova altri giovani cuochi malgrado abbia messo sul piatto orari ridotti e due giorni e mezzo di riposo a settimana. E decide quindi di accontentare Marco. Ma, per mantenere sana l’impresa e pagare gli altri otto stipendi, ritocca del venti per cento tutte le portate in menu, acqua e coperto compresi.

Il verduriere scambia la sopravvivenza per ambizione e gli raddoppia il prezzo delle primizie: prendere o lasciare. Inoltre la clientela abituale, sfondato il tetto dei sessanta Euro a persona, trasforma l’abitudine in eccezione e affolla solo i fine settimana, non al punto di coprire però le perdite dei giorni feriali.

Morale della favola: l’unica ricetta per salvare la ristorazione italiana è ridurre i contributi obbligatori a chi assuma i giovani. E rendersi conto che se non salgono gli stipendi di tutti gli italiani tra poco non verrà meno il filetto alla Rossini ma non ci sarà proprio più trippa per gatti.

Da La Stampa del