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VINO AL VINO

In Europa il vino è in crisi. Inutile girarci attorno, manca un 20% di domanda sia interna che esterna. Questo è dovuto in minima parte all’instabilità finanziaria e delle catene di approvvigionamento generata dai due importanti conflitti ai confini dell’Europa, ma la verità è un’altra.

Il vino si beve meno per motivi nutrizionali. Da ormai un paio d’anni non manca articolo che non ricordi che sarebbe potenzialmente cancerogeno anche il consumo di un solo bicchiere al giorno. Gli studi, in realtà, parlano di alcool e non di vino, il che è leggermente diverso, e la pericolosità dell’alcool non è inferiore a quella dell’inquinamento atmosferico, di cui nessuno si preoccupa, e dei cibi altamente processati, che sono la prima causa di incremento di tumori nella popolazione giovanile.

Ai benefici di un bicchiere di rosso, invece, non ho mai creduto dal punto di vista scientifico, in compenso, gli studi di longevità che si riferiscono a popolazioni che hanno consumato, per tutta la vita, un paio di bicchieri al dì indicano una certa compatibilità con la sopravvivenza.

Il vino, in ogni caso, non è una medicina, almeno per il corpo, ma è un piacere, come un dolce, potenzialmente pericoloso anch’esso. Per protegge il settore, in un mercato attento alla salute, prima della de-alcolazione, sarebbe saggio concentrarsi a produrre vini privi di pesticidi e di conservanti.

Da La Stampa del