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LA MIA RICETTA PER LA SCUOLA: MENO IMMAGINI E PIÙ SAPORE

Il Noma e il Geranium, due ristoranti di Copenaghen, sono stati nominati i migliori del mondo nella speciale classifica della Sanpellegrino.

La deputata francese Barbara Ballot ha proposto di rendere obbligatoria l’educazione al gusto nelle scuole.

Nel medesimo giorno ho ricevuto queste due comunicazioni apparentemente consonanti ma che nascondono in realtà un punto di mancato contatto.

Nei due locali scandinavi opera un team che si occupa della “instagrammabilità” dei piatti, di fare in modo che questi risultino belli da fotografare prima ancora che da mangiare, e chiunque abbia pranzato a quei tavoli sa che i campioni di quelle cucine, come di molti altri “tristellati” che ho avuto modo si provare nel mondo, sono l’idea originale, la progettazione dell’ambiente, il rigore della tecnica, la maniacale aderenza alla scelta stilistica, la disarmante bellezza estetica, ma il gusto, che è senz’altro presente a questo livello di ristorazione, arriva comunque ultimo nella scala delle priorità dei clienti, a cui i ristoratori, giocoforza, si adeguano.

Nei migliori ristoranti del mondo vorrei invece essere steso dal sapore, essere preso a schiaffi dal gusto.

Distinguere, pretendere e premiare il sapore si basa su una conoscenza che si forma fin dall’infanzia.

In famiglie che hanno sempre meno tempo per fare la spesa e cucinare, la scuola assume un ruolo fondamentale nel creare i palati di domani. Ma con le attuali mense scolastiche non nascerà mai una clientela capace di spingere al vertice i nostri ristoranti.