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La ricetta della polenta senz’alibi

Questo è, senza remore, l’anno della polenta.

Nei giorni passati l’abbondante neve spintasi fino in pianura, mai inutilmente come quest’anno, anche se il rifugio montano è inibito, stimola immagini di camini e di paioli e sollecita il desiderio di porre al fuoco il semolato di granturco, quantomeno con gli attrezzi di casa.

L’obbligo di confinamento non cade comunque del tutto a sproposito, perché disammanta l’operazione dell’alibi della fretta, suggerendo di rinunciare, almeno per una volta, al prodotto istantaneo.

Provate allora a procurarvi un sacchetto di mais macinato a pietra, il cui costo non sarà quello della grande distribuzione ma comunque talmente modesto da calzare tutte le tasche.

Scegliete una bella pentola capiente, col fondo spesso, e ponetela sul fuoco, riempita di quattro misure d’acqua per ognuna di polenta.

Fornisco le dosi per dipanare tanto la scusante aritmetica che quella procedurale: 400g di farina a commensale e 800g d’acqua minerale.

Salate l’acqua con prudente parsimonia e, portatala a bollore sul fuoco più minuto, fatevi piovere la farina menando con la frusta con spavalda intraprendenza.

L’ultimo vano pretesto dell’incessante rimestatura decade con questa procedura: riducete al minimo la fiamma e tappate la marmitta sigillandola con una benderella di carta d’alluminio modellata all’uopo o con un canovaccio inumidito.

Dimenticate il tutto per tre ore e godetevi quindi questa delizia d’inverno, senza la riluttanza della poltiglia precotta e soprattutto senza scuse.