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L’afrodisiaco rampicante proibito

Un mondo diverso.

Cinque anni fa DoctorChef parlava con naturalezza di “luvertin”, che allora si potevano raccogliere, e che oggi, in isolamento, diventano un dono gradito e quasi proibito.

A metà dell’Ottocento, la birra veniva inviata oltremanica in grossi fusti di legno con un antisettico noto fin dall’antichità come antidoto alla malinconia: il luppolo. Ai margini del bosco, questa pianta si arrampica seducente sui fusti più giovani, avvolgendoli in strette spire. Le infiorescenze femminili sono ricche di ghiandole resinose secernenti una sostanza giallastra e dal sapore amaro, in cui la chimica ha riconosciuto i precursori degli ormoni femminili. Proprio per questo motivo bere birra sarebbe consigliabile alle puerpere, perché farebbe “far latte”.

Saranno l’ebbrezza gradevolmente amara della bevanda, che già disinibiva i sacerdoti egizi, o i pericolosi ferormoni contenuti nei suoi frutti, ma nella primavera del risveglio dei sensi, un mazzo di luppolo selvatico, raccolto a duecento metri da casa, dai fortunati che vi abitano accanto, denota desiderio, determinazione e audacia.

Le foglie sono, guarda caso, cuoriformi, e il sapore degli apici, che vanno buttati nell’olio rigorosamente crudi, è balsamico e persistente fino all’amaro. Quale dono migliore per l’amata? Ma attenzione a non confondersi con i germogli della clematide vitalba, leggermente tossica. Se non considerate il dolore un’eccitante componente dell’amore, preferite, a seconda della regione, “luvertin”, orticacci o bruscandoli.