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Letterina di Natale

Non sono pochi quelli che, pur di fronte alla migliore crema artigianale alla nocciola, continuano a preferire la Nutella. E come dar loro torto? Il primato della memoria dei sapori infantili, che miscela rassicurazione famigliare e profumi di casa, è imbattibile. E così anche per la maionese in tubetto, i panettoni industriali e le olive denocciolate in busta.

Non c’è nulla di male nel cullarsi nella nostalgia, e non c’è nulla di intrinsecamente disgustoso nelle aziende alimentari, ma anch’esse sono rimaste ancorate a un’epoca passata, incapaci di aggiornare ricette e sapori all’attuale mutata consapevolezza della salute, della sostenibilità e del gusto.

La scusa dichiarata per questo immobilismo è l’impossibilità di mantenere il medesimo prezzo modificando gli ingredienti, che in realtà concorrono a determinare il costo in misura inferiore ad altre voci, tra cui imballo, trasporto e pubblicità. Le grandi aziende piuttosto sono terrorizzate dal compiere scelte coraggiose, quando eserciterebbero invece una forza incoercibile nel richiedere ai propri fornitori di aderire a un disciplinare produttivo d’eccellenza.

Tornerei allora a frequentare il supermercato per una maionese da uova di galline razzolanti, un burro di mucche che brucano solo erba e fieno, o un salame senza additivi che, pur rincorrendo la qualità dei prodotti artigianali, manterrebbero comunque un prezzo inferiore.

È un sogno di Natale per cui non serve scrivere la letterina ma esercitare un elementare democratico diritto: acquistare o non acquistare.