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L’insostenibile fotogenicità del Poke

Il piatto più cool dell’anno, il mito di leggerezza e digeribilità che in tutta Europa ha battuto la pizza nelle consegne a domicilio, forse così accattivante non è, a iniziare dalla storpiatura del nome. Poke o poké, mal rimandano all’hawaiano poh-kai, ma sono un dettaglio rispetto allo stravolgimento dell’antichissima ricetta che prevedeva pesce crudo tagliato a tocchetti e strofinato con tre ingredienti: alghe fresche, sale, noci kukui tostate e tritate, da accompagnare a cipolla dolce e riso bollito. Fuori luogo quindi ananas, tofu, pomodorini, maionese, varie salse esotiche, zenzero e riso venere, e nemmeno quinoa, zucchini, rapanelli coriandolo, aggiunti per rendere la grande ciotola “instagrammabile”.

Poco male, come noi italiani abbiamo esportato la pizza pepperoni (sic) e ananas, serviamo ormai anche in patria le fettuccine Alfredo e accontentiamo gli stranieri infilando parmigiano e pesto in qualsiasi preparazione, in alcuni dei migliori ristoranti del mondo i designer dei social network lavorano sulla “fotografabilità” dei piatti ben prima che gli chef mettano mano al sapore.

Certo che nel 2021 sentirsi alla moda sbafandosi due degli ingredienti meno sostenibili del Pianeta: l’avocado, la cui coltivazione richiede enormi quantità d’acqua, e il tonno, il cui delicato equilibrio è sbilanciato verso l’estinzione, non fa davvero onore ai masticatori di immagini condivise.

Sfamatevi con una ciotola di riso e una macedonia di verdure. Avocado, tonno e salmone riservateli invece a ricorrenze speciali ma non a rendere fotogenico un pasto in un’insalatiera di carta